Moby Prince, 30 anni dopo. L’unico superstite: “Ecco cosa dicevo ai soccorritori…” – FOTO ESCLUSIVE

Moby Prince – Sono passati trent’anni dalla tragedia della Moby Prince, il disastro navale di Livorno avvenuto la notte tra il 10 e l’11 aprile del 1991. Alessio Bertrand, unico superstite, ha ribadito in un’intervista al Tg1 la versione dei fatti resa alla commissione d’inchiesta del Senato che ha completato i suoi lavori nel 2018. L’ex mozzo della Moby, che allora aveva 23 anni e ora ne ha 53, ha spiegato: “Dicevo restiamo qua, recuperiamo qualcun altro. Pure prima di andare nell’ambulanza al porto ero innervosito, e dicevo aiutiamo gli altri, ci sono altre persone”. L’uomo crede sia ancora possibile arrivare a una verità giudiziaria: “Se indagano tutti quanti sì, si può sapere la verità”.

Bertrand, che con il risarcimento ha comprato la casa dove vive ad Ercolano con la moglie e due figli, ha raccontato trent’anni di difficoltà: “Da trent’anni… tutti i giorni… vivo con l’ansia, con la depressione, prendo psicofarmaci. Pure gli altri ce la dovevano fare, perché solo io? Non mi do pace su questo”. E dal momento della tragedia, non è riuscito a più salire su una nave: “Sentimmo il boato, uscimmo fuori, andavamo avanti e indietro senza sapere dove andare. Poi mi sono appeso a un corrimano, aspettando qualcuno. Mi sono buttato a mare, e mi hanno preso due ormeggiatori, che poi mi hanno portato sulla motovedetta della capitaneria di porto”. La versione dell’unico superstite contraddice le prime ricostruzioni ufficiali e quelle degli stessi soccorritori che, a distanza di anni, continuano a dire che Bertrand disse che erano tutti morti.

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