Per tanti è la contessa Anna Ristori in ‘Elisa di Rivombrosa’, ma alle spalle di Antonella Fattori c’è molto di più. Sono numerose le partecipazioni a film e spettacoli teatrali: protagonista insieme ad Alessandro Gassman in ‘Nessuno escluso’, al fianco di Alessio Boni ne ‘La donna del treno’, nelle vesti di medico in ‘Terapia d’Urgenza’ e in quelle di Suor Agnese in ‘Sacrificio d’amore’. Questi ultimi sono solo alcuni dei tanti lavori dell’attrice pratese classe ’63, pronta a cimentarsi per la prima volta come regista in un cortometraggio. Antonella Fattori si è raccontata ai nostri microfoni, sottolineando le difficoltà avute dall’intero comparto nello spettacolo nell’anno segnato dal Covid-19.
- Ha messo in scena diversi personaggi femminile. Come si impara a entrare talmente tanto nel ruolo da viverne sensazioni e stati d’animo? Bisogna lavorare sui punti in comune col proprio personaggio?
“Credo che i personaggi abbiano una loro anima, una loro identità. È come se l’attore mettesse il proprio corpo al loro servizio. Leggo un copione, vedo il personaggio che mi è stato affidato, cerco di definirlo anche per com’è dentro. Spero mi ispiro, ad esempio, a come cammina, come parla, come si muove. Per me è molto importante anche la fisicità, se è un personaggio rigido, divertente. Ho fatto tanti ruoli diversi da me, anche alcuni un po’ spigolosi, duri, addirittura cattivi. Vado a ricercare quei momenti in cui anche io, che non sono una persona così, ho avuto momenti rabbiosi, magari relativi a determinate cose vissute nelle vita. E quelle sensazioni cerco di metterle nel personaggio”.
- Lei ha lavorato anche in teatro. Un mondo, quello dello spettacolo, che è stato profondamente colpito dalla pandemia Covid-19. Ci racconta, da addetta ai lavori, le difficoltà vissute nel corso dell’ultimo anno?
“È stato un anno tragico, i teatri sono chiusi da marzo 2020. Sono stati riaperti l’estate scorsa per fare le stime per quanto riguarda i teatri all’aperto, ma poi sono stati richiusi. Non ci sono solo gli attori, ma tutti coloro che lavorano attorno, le maestranze, i macchinisti. La nostra è una professione, non un hobby. I sostegni sono stati molto discontinui e pochi, non si può vivere con 600 euro ogni tre mesi. Speriamo che adesso, con la campagna di vaccinazione, si possa rientrare con sicurezza. Con le dovute precauzioni, i teatri si possono riaprire. Sarebbe giusto fare un protocollo, come è stato fatto per l’audiovisivo. A giugno la macchina del cinema, della produzione di film e fiction è andata avanti. E la stessa cosa deve accadere col teatro. La cultura è una cosa importantissima per un Paese. Non si può dimenticarla, anzi, bisogna salvarla. Abbiamo fatto un appello con change.org, partito da Monica Guerritore, per poter riaprire i teatri con le dovute sicurezze. La pandemia ha fatto da lente di ingrandimento per un settore che era già molto penalizzato. Ad esempio per il riconoscimento degli attori, non ne abbiamo uno a livello di categoria. Tanti proprio per questo sono rimasti fuori dai sussidi. Ci siamo uniti, infatti è nata l’associazione ‘Unita’. Stiamo lavorando sul mettere a punto un registro degli attori, non abbiamo ancora una riconoscibilità di categoria. E questo è diventata già una proposta di legge in Parlamento. L’obiettivo è proprio quello di definire gli attori professionisti, dividendoli da quelli amatoriali, per avere dei diritti che al momento non abbiamo. C’è un grande buco in questo senso, sono problematiche di cui non si è occupato nessuno prima della pandemia. Una sorta di occhio di bue sulle tante lacune”.
- Il momento del lockdown, e quindi di uno stop forzato, può innescare anche sentimenti depressivi. Ma, d’altra parte, può spingere le persone ad avere tempo e coraggio per mettersi maggiormente in gioco. Quali sono i suoi progetti futuri?
“Sono abbastanza fortunata. Vivo alle porte di Roma, ho un giardino. Sotto questo punto di vista sono in una situazione privilegiata. Mi sono dedicata al giardinaggio, ho vissuto il lockdown in modo più leggero rispetto a tanti altri. Quando abbiamo riaperto mi sono dedicata ai miei affetti, alle letture. Non è stato piacevole, ma l’ho vissuto abbastanza bene. Certo, adesso la situazione sta diventato realmente pesante. Ho tanti amici che veramente non ce la fanno più. Che si ricominci a vivere una vita normale”.
- A proposito dei suoi inizi nella recitazione, essere attrice è stato sempre il suo sogno o magari all’inizio aveva altro in mente?
“Ricordo che Luca Ronconi venne a Prato a fare un laboratorio di quattro anni. Io avevo 14 anni, lui cercava delle comparse per fare i suoi spettacoli. Mi capitò di andare a fare la comparsa, lì sono stata folgorata. Mi sono detta però che avrei dovuto studiare, e ho pensato all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Mi andò bene, perché sono riuscita a entrare al primo colpo. E mi sono trovata come insegnante proprio Ronconi, come se si fosse chiuso il cerchio. Il destino mi ha fatto incontrare di nuovo il maestro che in qualche modo mi aveva folgorata”.
- Ha recitato anche in Elisa di Rivombrosa, una sorta di fenomeno della tv. Considerando che sono passati circa 17 anni e vengono ancora mandate in onda le repliche, anche con risposte importanti da parte del pubblico. Qual è stato il segreto di questa fiction?
“È stata un misto di tante cose. Innanzitutto è stata una scommessa. All’epoca fiction in costume se ne facevano veramente poche. Quindi fare una serie di 13 puntate in costume nel ‘700 era una scommessa. Il successo è stato imprevedibile, è stato iconico. Abbiamo fatto talmente tanta audience, che poi hanno fatto il merchandising. Tratto dal romanzo ‘Pamela’ di Richardson, era un misto tra storia d’amore, favola, intrighi, duelli, completi. Era un mix di tante cose che ha preso tante generazioni. Ed era trasversale, la vedevano persone di tutte le età. Il pubblico era molto vasto, la seguivano anche persone culturalmente alte. Un vero fenomeno, che studiano anche all’università”.
- Ci sono tanti attori che magari rifiutano di continuare una serie di successo perché non vogliono rimanere “inchiodati” a quel ruolo. È una scelta che condivide o crede che al pubblico faccia proprio bene sentire un personaggio della tv come qualcuno di famiglia?
“Sono grata a Elisa di Rivombrosa, ma prima e dopo ho fatto molte altre cose importanti. Però poi alla fine nell’immaginario collettivo delle persone io sono la contessa Anna Ristori. Diventa un’arma a doppio taglio. È come se quel successo lì coprisse tutto il resto. Da attore ti viene da dire ‘ho fatto tante altre cose, considerate anche quelle’, ma va bene così”.
- Oltre quello della recitazione, le piacerebbe esplorare un altro mondo?
“Mi piacerebbe cimentarmi nella regia. Ho scritto un cortometraggio che sto cercando di girare. Siamo a buon punto, spero di poterlo girare a breve. Mi sono un po’ sottratta dal ruolo di attrice, ho scelto di fare solamente la regia essendo la mia prima volta. Parto da un cortometraggio, così prendo un po’ le misure. Ho scritto anche un testo per il teatro, che ho rappresentato qualche anno fa. Mi piace molto scrivere, e fare ancora altro. Si tratta di uno spettacolo scritto a quattro mani con Daniela Scarlatti, si chiamava ‘Giorni Scontati’, un testo su quattro donne in una cella carceraria. Invece questo cortometraggio racconta una storia realmente accaduta, è un’opera a sfondo sociale. E poi certo continua a fare l’attrice parallelamente, ora reciterò in una serie di Canale 5 con Vanessa Incontrata, ‘Fosca’. Una cosa non esclude l’altra, anzi, sono complementari”.
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FOTO ESCLUSIVE A FIRMA DEL NOSTRO FOTOGRAFO SLIM MARZICOLA









