Ottobre 27, 2021

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Georgia Viero: “Sui social racconto la bellezza del fair play. Biscardi? Il mio maestro!” – ESCLUSIVA

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Gli appassionati di calcio la ricorderanno senz’altro al fianco di Aldo Biscardi nel “Processo del lunedì”. Ora, invece, ci fa ridere, riflettere e ricordare quanto sia bello seguire la propria squadra del cuore nel format Instagram “Le Tifose”. Georgia Viero vanta numerose esperienze in radio e televisione. A far da filo conduttore, però, c’è sempre il calcio. Meglio ancora, la Lazio, quella tramandata da papà Giorgio e che l’ha “stregata” da piccolissima sulle tribune dell’Olimpico. L’abbiamo conosciuta meglio nell’intervista rilasciata in esclusiva. Georgia, partendo dal progetto che la vede protagonista accanto a Roberta Pedrelli, la “collega” della Roma, si è raccontata ai nostri microfoni:

1. Abbiamo seguito sui social il nuovo format che ti vede protagonista in veste di tifosa della Lazio, contrapposta a una “collega” giallorossa. Ce ne parli? Com’è nata l’idea?

“Intanto c’è una grandissima amicizia e stima con Roberta Pedrelli, anche se è della Roma (ride, ndr). Riusciamo ad andare molto d’accordo. Ho dato un’occhiata all’offerta dei contenuti web e televisivi, e ho visto che mancava qualcosa sul tifo femminile. Ho pensato subito a lei, con la quale c’è un rapporto di complicità. Ho pensato a un format che puntasse i fari su quello che è il tifo al femminile. Si parla delle donne e del calcio, ma ci si focalizza sulle calciatrici e magari le opinionisti o le conduttrici sportive. Però per quanto riguarda la tifosa c’è ancora un po’ di ombra. E invece va risaltata questa cosa, soprattutto perché il messaggio che vogliamo dare è che ci si può punzecchiare, anche pesantemente, però sempre con un rispetto di fondo dell’avversario. Un tifo pulito, goliardico, tagliente ma sempre rispettando dei confini. Ci teniamo particolarmente. Lo scopo non è solamente quello di far fare una risata a chi ci guarda, è anche e soprattutto dare questo segnale. Il tifo violento è tutt’altra cosa, bisognerebbe inventare proprio una parola a parte. Il tifo è cuore, passione, attesa, aspettativa. Tutto questo, ma nel rispetto dell’avversario”.

2. Il calcio si sta facendo sempre più “donna”. E lo vediamo nei volti femminili in tv, nelle squadre femminili e nelle stesse tifose. Tu come ti sei avvicinata a questo mondo? Ci parli della tua passione per la Lazio?

“L’approccio col mondo calcio l’ho avuto grazie al mio papà e alla Lazio. Mio padre Giorgio, che ho perso quando avevo 13 anni, mi ha trasmesso la fede biancoceleste portandomi con sé allo stadio. Non ricordo tutte le partite che ho seguito, ma ricordo il clima dello stadio, Beppe Signori di cui ero innamorata, l’entusiasmo del mio papà e dei suoi amici. Da piccola, pur non capendo, già sentire queste emozioni ti fa affezionare, legare. Ho una missione: visto che lui non c’è più, devo tifare per due. Deve essere ancora più esplosivo”.

“Dal punto di vista lavorativo, dopo questo imprinting paterno, mi sono appassionata al gioco del calcio in sé lavorando con Aldo Biscardi. Mi consigliò di non espormi, gli dissi “Aldo, sono talmente fiera di essere laziale che ti devo disobbedire, tutti lo devono sapere”. È stato il mio maestro. Lo spazio per la donna era limitato, ma lui ci teneva che io fossi a conoscenza di quanto stava accadendo in campionato e fuori, per poter avere una condizione più liscia. Voleva che io capissi ciò che gli ospiti stavano dicendo. Ho imparato i termini tecnici, ho iniziato a guardare il calcio con altri occhi”.

3. I tuoi progetti futuri. Speri ti conducano sempre a parlare di sport?

“Non mi dispiacerebbe, ma sono aperta ad altre cose. Ora sono molto concentrata su questo format che ha a che fare con il calcio e con la Lazio perché interpreto me stessa. Tornare a parlare di calcio, e presentare un programma come facevo fino a due anni fa, non mi dispiacerebbe affatto. Al momento comunque sto bene con questo format autogestito, con Roberta Pedrelli ci scriviamo le cose tra noi. E amo molto il suo fair play: per quanto ci punzecchiamo, non ci permettiamo mai di andare sopra le righe”.

4. In uno dei video realizzati con Roberta Petrelli, parli di derby. In un altro, di Felipe Anderson. Quindi ti chiedo: come vivi il derby e quanto sei contenta del ritorno di Felipe qui a Roma?

“Ho sempre stravisto per Felipe Anderson. Già otto anni fa avevo capito subito che era pazzesco. Con Inzaghi credo ci sia stato un problema di alchimia mancata. Secondo me i due non erano il cocktail giusto. Secondo me Sarri è l’allenatore che può farlo riscattare, è elogiato a destra e a sinistra. Dovunque si va, arrivano solamente commenti positivi nei suoi confronti. Mi piacciono le trame di gioco che ci fa vedere, il suo essere un proiettile impazzito. Ha fatto anche una maturazione persona, e allora sì, può contribuire alla stragrande. Sono andata fino allo stadio del West Ham e gli ho fatto un coro col rischio che qualcuno usciva e mi buttava fuori. Ero talmente contenta, e poi Felipe lo meritava. Video più giusto non ci poteva essere in questo periodo”.

“Abbiamo pensato alle caratteristiche dei due allenatori e poi ci siamo rese conti di “Mou” e “Mau”. Ci è venuto in mente anche come contestualizzare la cosa con Covid, balconi, megafoni. Però alla fine abbiamo fatto capire nel video che il derby ce lo saremmo visto insieme. È semplice ma con tante sfumature complesse”.

5. Spesso e volentieri le donne nel calcio vengono giudicate molto di più per il loro aspetto fisico, meno per ciò che dicono o magari il modo in cui lo dicono. Pensi sia un trend irreversibile o si sta prendendo una direzione diversa?

“Secondo me un po’ una direzione diversa la si sta prendendo. Questo è un problema culturale un po’ più ampio, e anche profondo e radicato. Sono stati presi provvedimenti anche nei confronti di coloro che hanno reagito male a commenti fatti dalle donne in diretta, ti parlo anche di salotti sportivi. Ero catalogata come “valletta di Biscardi” e poi sono passata a presentare un programma. Un collega non mi ha reso la vita facile, non ho mai fatto trapelare nulla, ho tenuto i denti stretti. Credo che la donna deve essere pronta, oltre a sopportare le cose che abitualmente sopporta, anche a sapere che purtroppo può essere soggetta a questo tipo di episodi. L’importante è che non si vergogni di dirlo, o che sappia risolverlo, o che non si crei dei conflitti interiori per questo motivo”.

6. In ultima battuta vorrei chiederti un tuo parere su Maurizio Sarri. È stata la scelta giusta per il post-Inzaghi?

“La partenza di Inzaghi è stata una doccia fredda, sono rimasta senza parole. Sono una sua estimatrice ma mi ha lasciato l’amaro, lui non è il tipo che fa queste cose. In tutti gli anni che è stato alla Lazio non ha mai dimostrato queste cadute di stile. Ha lasciato l’amaro questo modus, poteva essere paventabile che potesse andar via. Tra i nomi che circolavano, Sarri era l’unico che mi piaceva, sono sincera. Quando è arrivata l’ufficialità sono stata molto contenta, credo che sia la figura giusta. Mi aspetto dei momenti di appannamento, non dimentichiamo che la Lazio viene da anni di gestione di Inzaghi. Ho ascoltato già qualche tifoso che si lamenta, dico no, aspettiamo, ci sta. Facciamo fare il lavoro a Sarri, io ho grande fiducia”.

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