Gennaio 18, 2022

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Le Eterobasiche: “È nato tutto per gioco, agli haters reagiamo ridendo” – ESCLUSIVA

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 Sul web sta impazzando la wave del ‘maschio etero basic‘. Video su video in cui viene scimmiottato il maschio etero medio in vari contesti. “Oggi semo n’guera“, “quanti cazzo semo oggi bro?“, “‘namo a cantà” sono solo alcune delle frasi cultdelle Eterobasiche dette allo stadio mentre guardano la Lazio. Ai nostri microfoni in esclusiva, Maria Chiara Cicolani e Valeria De Angelis hanno raccontato la nascita e lo sviluppo del loro progetto che sui social raggiunge oltre 30mila persone, passando attraverso la passione per i colori biancocelesti. 

Partiamo dalle basi: voi siete Maria Chiara e Valeria, in arte le Eterobasiche. Spieghiamo ai pochi che ancora non vi conoscono chi siete e cosa fate.

Valeria: “Io sono Valeria, sono una designer laureata appunto in Design e da un anno e mezzo ho fondato un magazine online che si chiama ‘Generazione’ dove collaboro con Maria Chiara e attualmente sono metà di Eterobasiche“. 

Maria Chiara: “Io sono Maria Chiara, mi sono laureata in Filosofia e collaboro con Valeria a ‘Generazione Magazine’ che è una testata giornalistica di Roma. Al momento studio Produzione nel settore audiovisivo e sono il 50% di Eterobasiche“. 

In pochi mesi siete arrivate a oltre 30mila followers sia su Instagram che su TikTok. Vi aspettavate un successo così immediato?

V: “Assolutamente no. Come abbiamo più volte detto, è nato tutto come un gioco: quest’estate eravamo in vacanza e abbiamo iniziato a prender in giro dei nostri amici. Ci siamo filmate e glielo abbiamo mandato. Una volta montato questo video, a distanza di mesi, ci ha fatto ridere e lo abbiamo pubblicato su TikTok“.

MC: “Noi imitiamo sempre i nostri amici maschi perché diciamo di essere dei maschi mancati. Abbiamo molti amici maschi e interessi maschili, sempre se esiste questa distinzione. Avevamo fatto questo video perché ci stavamo annoiando, stavamo in un paesino pieno di vecchi in vacanza. Il primo video si vede che è molto amatoriale, con tempi molto lunghi, eravamo struccate. Al lago facevamo cose inusuali, tipo toccarsi il pacco. Poi l’abbiamo montato e l’abbiamo pubblicato sul mio profilo personale di TikTok (all’epoca non aveva un nome, era ancora ‘Maria Chiara Cicolani’) per salvarlo. Nessuno dei nostri amici della nostra età usa quel social. Poi dopo pochi giorni Valeria mi ha detto di andare a controllare perché il video era diventato virale. Tutti ci chiedevano altri contenuti. Da lì è nato tutto“. 

Questo per voi è un punto di partenza o continuerete a considerarlo un gioco e quindi finché vi andrà continuerete a farlo?

MC: “Credo che la nostra grande fortuna è stata quella che siamo esplose con qualcosa che ci piace molto e sentiamo. Non siamo diventate virali con un video in cui mangiamo cibi strani a caso, che magari fa ridere una tantum, ma sarebbe più complicato costruirci sopra qualcosa. Questa cosa a noi non solo piace molto farla, ma crediamo anche che ci sia un messaggio figo dietro. Quando abbiamo visto che la cosa andava, ci è venuto in mente che avessimo l’opportunità di dire le cose che vogliamo e che ci rappresentano tramite questi video. Tante cose si sono allineate e noi ci siamo sentite riconosciute anche in quello che sin da subito è stato il nostro pubblico. All’inizio non avevamo nessuno scopo, ma quando poi la cosa è esplosa abbiamo subito voluto creare un progetto nostro“.

V: “Volevamo unirlo, magari non subito, a ciò che già facciamo, alle nostre professionalità e ai nostri interessi. E’ nato come un gioco, ma non è detto che rimanga tale per sempre“.

Come abbiamo detto avete molto seguito, ma com’è normale e preventivabile c’è un risvolto della medaglia: come gestite l’hating? Gli date peso o non vi interessa?

V: “Riadiamo! (ride, ndr). Per fortuna, in realtà, non sono così tanti come ci aspettavamo. Non ci disperiamo dietro i commenti, spesso si riescono a distinguere gli insulti di quelli che non capiscono nulla e di quelli che non sanno cosa dire e si attaccano a delle cose assurde“.

MC: “Ci aspettavamo peggio, soprattutto dal pubblico maschile. Abbiamo notato che le persone sono disposte a ridere di sé, quello che poi abbiamo fatto noi donne per decenni. Quanti comici prendono in giro le donne?! Io non è che mi sia mai sentita offesa. Quando arrivano commenti spiacevoli pensiamo di aver centrato il punto. Sono sempre commenti di ‘maschi etero basic’. Non abbiamo più 15 anni, sappiamo come affrontare la situazione. La cosa che più infastidisce non è il contenuto, più chi lo fa: siamo femmine e facciamo cose che non rientrano nello stereotipo di ciò che una femmina deve fare. Nell’articolo uscito su Repubblica abbiamo usato appositamente il termine ‘femmine’ perché è ciò che direbbe il ‘maschio etero basic’. Il fatto che ruttiamo, diciamo le parolacce, bestemmiamo con gli amici, sono cose molto gravi se fatte da una donna ed è quello che poi rompe gli schemi e crea confusione. Anche nelle nostre famiglie“.

Le persone che vi vivono più da vicino come hanno preso questo vostro nuovo percorso?

V: “Io parlo della parte della famiglia che inizialmente non ha accettato di buon grado, poi c’è chi ignora e quelli sono invidiosi. So che mia zia mi ha dato della matta per aver ruttato in pubblico. Il commento basic è: ‘Ma che le dice la testa, è comunque una femmina’. Mia madre invece, sempre legata a questi ragionamenti un po’ bigotti, all’inizio mi chiedeva se dovessi per forza ruttare in tutti i video. Piano piano poi è riuscita a capire il meccanismo che c’è dietro e ha dato uno scossone in famiglia“.

MC: “Il ‘maschio etero basic’ è qualcosa che sta dentro anche le donne. I componenti della nostra famiglia appartengono a generazioni diverse, la prima caratteristica che è emersa è la paura: abbiamo rotto uno schema, ci siamo esposte così sui social e raggiungiamo dei numeri che per loro sono impensabili. Mia madre pensa che i nostri followers ci guardino costantemente. Instagram è uno dei primi modi per loro per mettere insieme tutte queste voci. Si preoccupano molto anche per un futuro eventuale datore di lavoro. Loro cercano molto di proteggerci“.

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