Dicembre 9, 2022

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Elezioni, Renato Zero: “Stavamo così bene con Draghi”

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renato zero

A poche ore dal voto per le elezioni politiche Renato Zero dice la sua. Ieri il cantautore romano si è esibito al Circo Massimo per festeggiare i suoi 70 anni nel 2020 (evento rimandato causa Covid). La serata è coincisa con la chiusura della campagna elettorale e allora, prima di salire sul palco, ha detto: “C’era bisogno di andare al voto così in fretta? Stavamo così bene con Draghi! Poteva finire il suo mandato. Così andremo a votare come si fa una schedina del totocalcio. Non conosciamo i candidati. Abbiamo avuto gli Almiranti, i Saragat, Togliatti e Nenni gente che girava le borgate e invece ora brancoliamo nel buio. La coincidenza con la campagna elettorale? Non l’avevamo minimamente immaginata ma non mi ha toccato. Pure io sono stato votato dalla gente che sta qui queste sere. Vogliamo la pace, vogliamo un governo fatto magari di tre persone ma di gente che si rende conto, che si occupi delle esigenze degli operai, degli studenti, dei malati. Non c’è più un euro. È folle che un italiano paghi 600 euro di bolletta della luce. Un tempo nelle famiglie c’era un salvadanaio, ora non c’è più niente. Perché non dobbiamo avere la garanzia di un governo che ci guidi alla moderazione dei consumi? Perché dobbiamo aspettare l’ultima decisione di Putin“.

Ritorno sul palco

È come riprendere gli studi dopo averli abbandonati e doversi imbattere in Omero. Il palcoscenico è una realtà molto impegnativa. E quando ci si distacca anche brevemente, devi fare un po’ training. Scaletta misteriosa? Ho lasciato tanti brani a casa. Ogni sera sarà un concerto diverso con alcuni cardini fermi, brani che più di altri si sono inseriti in un certo mio cerimoniale con i fan. Credo di aver fatto un bel lavoro. Il mio pubblico è un pubblico che si è misurato con il disagio, con la sofferenza. Io divento un sindacalista. La canzone diventa un canto di guerra, a volte un’oratoria per avvicinarsi a Dio. La fede? Per me è prima di tutto la necessità di fare pace con se stessi. Omaggio alla Carrà? Non mi è sembrato opportuno perché per me Raffaella è ancora viva. All’Argentario mi sembra ancora di pranzare con lei. Farò però degli omaggi a Mimì e a Gabriella Ferri nelle prossime sere“.

La città eterna

Io sono a metà strada tra Roma Nord e Roma Sud e quindi esente da un razzismo velato ma presente. Era presente pure ai tempi di Pasolini, con tanti che lo additavano e poi si sono presentati al suo funerale. Io sono in pace con me stesso, anche se forse mi sono dedicato tanto alla musica e ho trascurato il Renato che aveva bisogno di prati verdi e mari azzurri: non so sciare e non so nuotare. Villa Borghese meglio del Circo Massimo? Lì sentivo l’abbraccio del pubblico. Da anni ho rigettato lo Stadio Olimpico perché vedevo le ‘capoccette’ troppo lontane e non riuscivo a capire chi era Jolanda e chi era Alfredo. Se avessi fatto un solo concerto avrei sudato pure di meno ma a me piace così. Questo abbraccio teatrale“.

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