In un’intervista concessa a Vanity Fair, Diletta Leotta è tornata a parlare della vicenda che l’ha vista protagonista nel 2016 quando dal suo archivio personale furono rubate alcune sue foto intime e diffuse sul web. “Hai visto le foto che stanno girando in rete?” le ha scritto un’amica, quello è stato l’inizio della fine. “Mi sono sentita paralizzata, violata nella mia identità e nella mia libertà. Adesso esistono strumenti, tutele, un linguaggio chiaro. Ma la cicatrice resta. Non è un trauma che puoi cancellare, ma puoi trasformarlo in forza”, ha spiegato.
“Il mio telefono ha iniziato a impazzire – prosegue il racconto – Nel giro di pochi minuti ho ricevuto centinaia di chiamate e messaggi. Il telefono si è bloccato. Non sapevo cosa fare. Poi ho trovato il coraggio di andare alla polizia postale a denunciare. Non riuscivo nemmeno a uscire di casa. È stato il mio capo di allora a costringermi a farlo, e col senno di poi gli sono grata. Mi sono presentata in redazione con cappotto, sciarpa e cappello, anche se non faceva freddo“.
Una vicenda che ha segnato la giornalista, che rappresenta una ferita ancora aperta nonostante siano passati anni. “La colpa non è mai della vittima, ma di chi viola la sua privacy. Finché non si fa chiarezza su questo, continueremo a proteggere i carnefici“, ha aggiunto. Ora, vista la brutta esperienza, la sua esperienza con la privacy è più consapevole: “Ha un valore enorme per me, la rispetto e la tutelo molto. Sono una moglie, una madre, una donna di 34 anni. Mi piace condividere momenti della mia vita, ma sempre con consapevolezza”.
