Ad Atreju, per il panel sull’odio social e il deep fake, sul palco c’era anche Raoul Bova. Nello specifico ha raccontato della vicenda degli audio rubati di cui è stato protagonista la scorsa estate: “Mi pento dei miei errori. Una persona singola, che aveva degli audio privati e delle chat, ha pensato di usarli a scopo di lucro. Sono stati giorni di ricatto ma io non potevo cedere e non l’ho accettato”.
E poi ha continuato: “Ho pagato con l’uccisione pubblica il fatto di non aver accettato un ricatto. Mi sono sentito solo. Tutti sapevano di questa parola famosa, ‘occhi spaccanti’, che è andata più in voga di qualsiasi altra cosa, prima della guerra e dei femminicidi. Questa è stata l’Italia che mi ha massacrato. Siamo curiosi del gossip e siamo abituati a veder crollare una persona per sentirci importanti”.

