Nell’intervista rilasciata a il Venerdì di Repubblica, Tiziano Ferro ha parlato delle difficoltà che ha dovuto superare e del suo rapporto con la terapia. Il suo racconto è iniziato in un momento preciso, quando la sua vita ha preso un’altra direzione: “All’ennesima birra casco per terra, la faccia sulla moquette, non riesco ad alzarmi. Ho iniziato a sentirmi meglio già solo per aver deciso di volermi bene”.
E poi ha continuato: “Il mio coming out? Per i miei genitori, cresciuti in un’altra cultura, è stato un percorso di rinnovamento. Mio fratello, che aveva diciott’anni, mi ha detto: ‘ma perché è un problema’? Lì ho capito che il mondo stava finalmente iniziando a girare in un altro modo. Ma fino a quel momento per me è stata una cosa orrenda. Mi sentivo una persona sbagliata e basta”.
Adesso è un’altra persona: “Sono un padre amorevole che dà importanza alla disciplina”. Un equilibrio che rifiuta l’idea di confondere i ruoli. Non mi convincono i genitori che dicono ‘sono il migliore amico dei miei figli’. Io voglio essere il padre dei miei figli, non il loro migliore amico. I loro migliori amici li troveranno e con loro potranno parlare male di me! Vorrei che imparassero a rispettare gli altri, i loro professori ma anche i loro amici. E i loro avversari. Vorrei che imparassero a perdere con grazia”.
