“Comico si, ridicolo no. E alla soglia dei 90 devo stare soprattutto attento a non rendermi ridicolo”. Parole di Lino Banfi al settimanale Oggi. Parole scritte in un libro che Pasquale Zagaria ha dedicato alla sua amata moglie Lucia. “È a Lei che dedico il libro, Alla mia dolce Lucia, con la preghiera di farla leggere, lassù, anche a Papa Francesco. Senza il suo coraggio e il suo sostegno, quando la lunga gavetta ci ha tenuto lontano, forse sarei crollato. Era una brava parrucchiera e all’inizio mi aiutava, di nascosto dal padre, anche con qualche soldino. Quando si annaspa per restare a galla, una persona che crede in te può salvarti la vita”.
Un amore contrastato, il loro, anche nel giorno del matrimonio, nel lontano 1962 “perché il padre non voleva che Lucia sposasse un attore squattrinato. Proprio per questo il nostro matrimonio così desiderato, venne celebrato, dopo una fuga d’amore, in sagrestia alle 6 del mattino; all’epoca era la punizione per le coppie che erano fuggite per sposarsi contro la volontà dei genitori. Fu una cerimonia così gelida e sbrigativa che Lucia stava per scoppiare a piangere, ero tanto mortificato che per rincuorarla le promisi che il cinquantesimo di matrimonio avremmo festeggiato un’altra volta. Ma come dei principi. Mi guardò come si guardano i pazzi…”.
Dopo aver diviso per qualche notte un androne con un clochard, riporta Leggo.it, “seguii i suoi consigli: mi diede un intruglio che mi infiammò le tonsille abbastanza da farmi ricoverare e ricevere una decina di giorni di vitto e alloggio a sbafo. Quando il primario decise di dimettermi gli chiesi di restare un po’ per rimettermi in forze…“. Poi arrivarono i primi lavori, i primi soldi. “Ma non bastavano mai, tanto che per un periodo finii in mano agli strozzini. Chiudere quei debiti fu un incubo, ho pagato rate per anni, i soldi veri arrivarono con il boom delle commedie scollacciate, che venivano impropriamente chiamate commedie sporche, e non era vero, quelle ragazze non facevano altro che farsi docce“.

